Riserva Monte Genzana

Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio

Parco di Archeologia Industriale

Nell’area a Ovest del centro storico di Pettorano sul Gizio, nei pressi delle sorgenti del fiume Gizio, si trovano diversi opifici idraulici: tre a ruote orizzontali (mulini De Stephanis, feudale della famiglia Cantelmo e comunale) e una gualchiera\ramiera (feudale della famiglia Cantelmo). Imponenti sono i resti dei canali di alimentazione e delle opere di regolazione delle acque.
In Abruzzo fonti archivistiche attestano la presenza di mulini idraulici già nel Vlll sec. d.C. Per la Valle Peligna in maniera particolare si hanno documenti di affitto e vendite di mulini esistenti lungo il fiume Gizio nel territorio di Sulmona a partire dal 1130. In base a questi dati si può ipotizzare che lungo il Gizio, anche nel territorio di Pettorano siano esistiti in epoca antica tali opifici. Tuttavia, stando alla documentazione diretta, si può solo affermare che nel 1577 la zona era già designata con il toponimo “Molino”, come risulta da un Rivelo di quell’anno.
Il progetto complessivo di riqualificazione dell’area è in corso di realizzazione, con la costituzione di un “Parco di Archeologia Preindustriale”. Il mulino De Stephanis, la ramiera e il mulino dei Cantelmo sono già stati ristrutturati. Qui si presentano i lavori di recupero delle macine del mulino De Stephanis, del canale di carico e delle relative opere di regolazione delle acque.
La costruzione del mulino fu iniziata da Filippo De Stephanis nel 1793 e completata nel 1799, anno in cui anche l’Università di Pettorano costruì il proprio mulino, approfittando della confusione e dell’incertezza politica a causa dell’invasione francese. Nel 1859/60 i De Stephanis ampliarono il primo impianto dell’edificio e costruirono l’attuale canale di alimentazione, mettendo in difficoltà l’attività degli altri opifici idraulici della zona.
Il mulino fu quindi costruito in due fasi distinte: lo dimostra l’esame sia dei documenti sia delle murature. La grande sala quadrata dove si trovano le macine rappresenta probabilmente l’ampliamento, mentre il vecchio mulino era costituito dalle due stanze più piccole adiacenti.
Una sola macina è stata interamente recuperata: il palmento superiore (o molazza) è stato restaurato, mentre quello inferiore, la tramoggia, il farinaio (o letto) e il ritrecine sono stati tutti ricostruiti.

Mulino De Stephanis – Dati Tecnici:
Mulino a tre palmenti a ruote orizzontali;
Superficie netta mq 101,25;
Diametro dei palmenti (i due esistenti) m 1,15;
Altezza dei palmenti cm 20,00;
Diametro ritrecine m 1,50;
Altezza e larghezza dello stramazzo cm 51,00 x 34,00;
Altezza della caduta dell’acqua misurata dal punto di mezzo delle pale fino al piano del canale di carico m 1,70;
Altezza, larghezza e lunghezza del canale di carico rispettivamente m 0,70 m 2,30 m 40,00

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