Riserva Naturale Regionale
Monte Genzana Alto Gizio
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Parco di Archeologia Industriale

Nel versante più antico e caratteristico del centro storico di Pettorano, lungo il fiume Gizio, si trovano diversi opifici idraulici di epoca pre - industriale: tre mulini a ruote orizzontali (mulino De Stephanis, Cantelmo e Comunale) e una gualchiera/ramiera (dei Cantelmo). Imponenti sono i canali (gore) di derivazione delle acque e le opere di regolazione (paratoie). Il mulino nel tipo più semplice è a pianta rettangolare ad un solo piano posto sopra i canali di scarico. Qui trovavano posto le macine, l'alloggio del mugnaio e la stalla per gli animali da soma usati per trasportare il grano e la farina. Talvolta vi era un secondo livello per l'abitazione del mugnaio.
All'interno degli opifici è prevista l'istallazione di pannelli espositivi dedicati all'acqua nelle sue molteplici forme e usi.

Gualchiera/Ramiera
Apparteneva ai Cantelmo già nel corso del XVI secolo. L'edificio si compone di due volumi: quello principale, ad un solo piano, usato per le lavorazioni; il volume posteriore, a due livelli, era adibito a deposito dei carboni al piano terra e all'alloggio al secondo piano.
Sopra le mura laterali dell'edificio corrono due canali per colpire dall'alto le due ruote idrauliche verticali. Le ruote erano collegate a due alberi a camme disposti orizzontalmente, ciascuno in grado di sollevare fino a tre magli. L'edificio è stato utilizzato prima come gualchiera per la follatura della lana, successivamente come ramiera e polveriera. E' possibile oggi vedere il maglio ricostruito.

Giardino botanico "Pasquale Gravina"
Vi sono ubicate 60 specie di piante, tutte corredate da cartellino di riconoscimento. Il Giardino è in piena sintonia con l'ambiente circostante ed è stato diviso in 4 settori: un ingresso con piante arbustive e colorate che accolgono il visitatore al Parco di Archeologia Industriale; un settore dedicato all'ambiente ripariale, caratterizzato dalla relazione tra la profondità dell'acqua e la presenza di specie vegetali; un settore denominato "giardino delle mellifere" con piante che sono indispensabili per il ciclo vitale delle farfalle; il quarto settore è denominato "giardino sentimentale" che accoglie una gran quantità di piante profumate.
Il Giardino è stato intitolato a Pasquale Gravina, medico ed appassionato botanico originario di Pettorano sul Gizio. A lui, il più famoso Michele Tenore (curatore della Flora Napolitana, 1811-38) intitolò la "Brassica gravinae", pianta endemica rinvenuta sulle montagne del Genzana.

Mulino Comunale
Fu fatto costruire dall'Università di Pettorano nel 1799 e fu distrutto nel 1871 durante le rivolte popolari contro la tassa sul macinato, introdotta dallo Stato Unitario nel 1868. È il più piccolo, con un'unica sala rettangolare; dell'impianto di macinazione non rimane più nulla.

Mulino De Stephanis
La costruzione, iniziata nel 1793, fu portata a termine da Filippo De Stephanis nel 1799. Nel 1859/60 i De Stephanis potettero ampliare l'edificio, aggiungendo altri due palmenti. Il vecchio mulino ad un solo palmento era costituito dalle due sale più piccole e irregolari, mentre la sala grande, dove si trovano gli attuali due palmenti, rappresenta l'ampliamento. Oggi è possibile vedere una delle macine ristrutturate e funzionanti. Nel luglio del 1871 queste strutture, insieme alle altre esistenti nell'area, furono coinvolte nei tumulti provocati dalla "tassa sul macinato", imposta dal governo italiano nel 1868.

Mulino Cantelmo
Apparteneva alla famiglia dei Cantelmo, feudatari di Pettorano dal 1310 al 1750. L'edificio compare tra i beni del Duca Ottavio Cantelmo già nel 1595. È stato l'unico mulino in funzione fino al 1799, quando furono completati gli altri due di proprietà privata. La sua gestione era concessa in affitto a singoli cittadini o piccole società. Si struttura su due livelli, con il piano superiore destinato esclusivamente per l'alloggio del mugnaio. Al suo interno si conservano i resti dei due palmenti. L'edificio è stato completamente recuperato.

Parco delle Acque
E' ubicato nell'area tra le sorgenti del fiume Gizio, alla confluenza del torrente Riaccio e del fitodepuratore, attraverso il tratto più naturale del corso d'acqua ed il Parco di Archeologia Industriale. La visione unitaria del sistema 'fiume', utile a mostrare la compatibilità tra la salvaguardia degli aspetti naturalistici e i differenti utilizzi della risorsa, è affidata, oltre che alla lettura dell'ambiente naturale circostante, anche all'aspetto storico-culturale degli antichi opifici ristrutturati e localizzati lungo il corso del fiume. Il Parco è strutturato in: fiume Gizio e relative sorgenti, Parco di Archeologia Industriale con annesso Giardino botanico e area pic-nic, laghetto didattico Vitto-Massei e Fitodepuratore.

Fiume Gizio
E' il principale corso d'acqua dell'area protetta, nasce al limite nord-orientale del monte Genzana, sotto l'abitato dove sono localizzate le omonime sorgenti.
Gli studi effettuati negli ultimi anni hanno indicato una elevata qualità ambientale con una prima classe di qualità biologica e un indice di funzionalità fluviale che oscilla tra il buono e l'elevato. Anche le indagini sulla fauna ittica mostrano la presenza di una popolazione di trota fario ben strutturata.
L'importanza a livello storico del fiume Gizio nell'economia del territorio di Pettorano è testimoniata dalla presenza di antichi opifici idraulici funzionanti fino agli anni '50 del '900.

Laghetto didattico Vitto Massei
La funzionalità di una zona umida così realizzata è strettamente relazionata ad una presenza elevata di differenti microhabitat in grado di garantire la frequenza nel corso dell'anno di un elevato numero di specie floristiche e faunistiche con esigenze ecologiche diverse. Sono stati infatti realizzati interventi di piantumazione di elofite e di varie piante lacustri ed è stata creata una piccola area per anfibi e tane per la riproduzione di pesci. Il Laghetto, insieme alle altre componenti del Parco delle acque, è meta di molte attività didattiche, visite guidate e passeggiate naturalistiche.

Fitodepuratore
La decisione di avviare un innovativo sistema di fitodepurazione piuttosto che costruire un impianto di depurazione tradizionale è dettata dal fatto che si presta più delle altre ad essere applicata in un territorio tutelato come quello della Riserva; inoltre, minimizza l'impatto igienico-sanitario e riduce fortemente la produzione di rifiuti e di consumi di energia elettrica.

Frutteto didattico
Il percorso didattico dedicato alle piante da frutta appetibili alla fauna selvatica segue quello del giardino botanico situato nel Parco di Archeologia Industriale. L'idea nasce dalla volontà di recuperare piante da frutta coltivate un tempo e abbandonate nel territorio di Pettorano sul Gizio, come molte altre colture d'alta quota. Sono presenti: ciliegio, melo e pero selvatici, tre tipologie di sorbo, il corniolo e specie arbustive come l'uvaspina, il lampone e il ramno alpino.

Parco di Archeologia Industriale
Parco di Archeologia Industriale
(foto di: Archivio Riserva Monte Genzana Alto Gizio)
Parco di Archeologia Industriale
Parco di Archeologia Industriale
(foto di: Archivio Riserva Monte Genzana Alto Gizio)
Parco di Archeologia Industriale
Parco di Archeologia Industriale
(foto di: Antonio Monaco)
Parco di Archeologia Industriale: macine mulino De Setphanis
Parco di Archeologia Industriale: macine mulino De Setphanis
(foto di: Antonio Monaco)
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